Il termine “rolli” corrisponde in italiano moderno a ruoli, cioè elenchi.

L’atto di nascita dei rolli si può identificare con il decreto del 1576 che sostituiva una serie di provvedimenti casuali, emanati quando era necessario ospitare sovrani e regnanti, non disponendo la Repubblica di Genova di una adeguata sede di rappresentanza.

Ad oggi sono noti cinque “rolli”, tutti conservati presso l’Archivio di Stato di Genova:
1) 1576 novembre 8, “Archivio segreto”, registro 821, «Manuali dei decreti del Senato», cc. 189 rv (fig. 1)
2) 1588 giugno 17, “Senato, sala Senarega”, filza 1515 «Atti del Senato», doc. 468
3) 1599 aprile 30, “Senato, sala Senarega”, filza 18 «Diversorum Collegii», doc. 8 (fig. 2)
4) 1614 luglio 26, “Archivio segreto”, registro 862 «Manuali dei decreti del Senato», cc. 86v – 87r (fig. 3)
5) 1664 giugno 1, “Archivio segreto”, busta 1658, «Politicorum», doc. 125

Ogni rollo è diviso in più “bussoli”, cioè categorie di qualità riguardanti i singoli palazzi da cui venivano estratte di volta in volta le abitazioni designate ad ospitare la legazione . Per esempio, il rollo del 1599 assegna il 1° bussolo a cardinali principi vicere e governatori; il 2° a feudatari e governatori; il 3° a principi inferiori e ambasciatori (quindi, ad esempio, se arrivava a Genova un cardinale l’estrazione avveniva dal primo bussolo, se invece si doveva ospitare un ambasciatore allora si estraeva dal terzo bussolo e così via).

Nel 1576 le case “obbligate” (cioè precettate) sono 52; nel 1588, 111; nel 1599, 150; nel 1614, 96; nell’ultimo, del 1664, 95.

Non mancavano voci contrarie ai rolli, come quella di Andrea Spinola che nel 1620, con mugugno tutto locale, scriveva: “Tutti coloro ch’hanno case sogette all’alloggiamento, ricevono tanta noia e tanto stratio nelli arnesi e suppelettili che, s’io non erro, sarebbero pronti a lasciarsi tassare per la compra di alcun bel palazzo, il quale, restando del publico, dovesse servire per li alloggiamenti, mentre non ci rissolviamo di uscir di spesa e metterci in questa sorte di libertà”.

Il materiale è stato gentilmente concesso da
Archivio di Stato di Genova
Piazza S. Maria in Via Lata, 7
16128 Genova
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