22. Lomellino Bartolomeo
largo Zecca, 4



Aree tematiche

E’ costruito negli anni 1656 – 1570 da Bartolomeo, fratello del Nicolosio Lomellino di Strada Nuova (oggi palazzo Podestà) e nipote di acquisto di Adamo Centurione; é iscritto nei rolli dal 1588 al 1664; rimarrà ai Lomellini sino al 1757, poi passa per linea femminile ai Rostan Reggio, sinché nel 1892 non é venduto ai Raggio.
Al centro di un nucleo residenziale che, per i grandi vuoti, appare di carattere suburbano essendo fuori dalla cinta del XII secolo ma dentro le mura vecchie (1320 – 1536), la volumetria originaria sembra adeguarsi alla conca di Vallechiara. Così come del resto appare dal prospetto rubensiano, allungato e armonicamente composto negli assi verticali della quadratura pittorica.

Interessante é anche sapere che la fornitura delle colonne (1566) a cura dei maestri Giacomo Guidetti e Giovanni Lurago, abbia come testimone Bernardino Cantone e guidice della qualità G. B. Spinola fratello di quel Tommaso committente di G. B. Castello per il portale della casa di Santa Caterina.
Nonostante l’acquisto della “villa” di San Bernardo dell’Olivella (1581), sarà soltanto dopo il 1775 che Agostino L. incaricherà Emanuele Andrea Tagliafichi di progettarvi un bel giardino assieme a certi ammodernamenti interni che si colgono nelle tavole di M. P. Gauthier o nei resti leggibili di orte e busti marmorei incorniciati da bei stucchi rococò.
Tutto cambierà dopo la vendita delle eredità di Teresa Lomellino fatta dalla marchesa Elisa Rostan Reggio a Edilio Raggio nel 1892, assieme alla villa di Multedo, dichiarata inalienabile secondo il fedecommesso di B. L.
Oggi il mascheramento dovuto alla scala iniziale di raccordo con lo scalone originario, agli adattamenti di una sede scolastica affittata dal Comune nel 1875 come Istituto Tecnico Commerciale, ai prolungamenti (1908) e al rinnovo neorinascimentale della facciata (ingegner Lodigiani), renderebbero tutto irriconoscibile se non avessimo le otto tavole dedicategli da Rubens. A iniziare dai due grandi sbancamenti introdotti dal taglio di Strada Nuovissima (1778 – 1786, oggi Via Cairoli) sino a quello della lottizzazione Raggio subito prima dei tunnel veicolari.
Gravi furono anche i danni dell’ultimo conflitto ai piani superiori, come la scomparsa di un camino monumentale, ma anche della grande decorazione che doveva arricchire una dimora in cui si svolsero le adunanza degli Arcadi, di cui per altro rimane parte di affreschi al piano rialzato (segreteria) con “Enea e Didone” di mano vicina a Bernardo Castello.

Testo tratto da L’Atlante dei Palazzi Genovesi di Ennio Poleggi


 

The palace was built in 1565/1570 by Bartolomeo brother of the Nicolosio L. in Strada Nuova. It was included in the rolls from 1588 to 1664 and subsequently passing through the female line to the Rostan Reggio family. It was finally bought by the Raggio family in 1892. It stands in the middle of a residential area which, with its wide-open spaces, seem suburban rather than central. It stood outside the 12th,centuty walls but was inside the old walls (1320,1536) and its original disposition seems to fit it snugly into the depression of Vallechiara. This is how it appears in Rubens’ view, elongatted and harmoniously arranged by pictorial quadratura into axes (1622 ed.; Palazzo I). It is interesting to note that the columns (1566) were provided by Giacomo Guidetti and Giovanni Lorago, as witnessed by Bernardino Cantone and by the judge of quality G. B. Spinola, the brother of Tommaso, who had commissioned G. B. Castello to build the portal of the house of Santa Caterina. In spite of buying the “villa” of San Bernardo dell’Olivella (1581), it was not until 1775 that Agostino L. engaged Emanuele Andrea Tagliafichi to design a garden for it and to modernise some interiors, which may be seen in the plates by M. P. Gauthier in the doors and marble busts framed by fine Rococo stucco work.

All was to change when Teresa Lommellino’s inheritance was sold by Marchesa Elisa Rostan Reggio. to Edilio Raggio in 1892. If it were not for Rubern’s, eight engravings of the building, its original appearance would now be unrecognisable on account of the addiction of connecting stairs leading to the original staircase, alteration to turn the house into a school rented out by the Council in 1875 as a technical business institute, extensions (1908) and the neo-Renaissance renovation of the façade executed by the engineer Lodigiani. The upper floors also suffered serious damage during the Second World War, including the loss of a monumental fireplace and of much of the decoration of the building in which meeting of the Arcadi were held.