21. Brignole Gio Carlo
piazza Meridiana, 2



Gran parte delle aree su cui sorse il palazzo e di quelle di sua pertinenza, che pur chiudendo a occidente il percorso di Strada Nuova, non furono comprese nella pianificazione urbanistica della via, vennero acquistate tra 1623 e 1626 da Gio.Batta Brignole che, in quest’ultimo anno, affidò la costruzione della sua nuova dimora all’architetto Bartolomeo Bianco. Di questo edificio – che aveva accesso da salita Quattro Canti di San Francesco e possedeva un giardino in asse al rettilineo di Strada Nuova, ovvero sull’area dell’attuale piazza della Meridiana – si sa però ben poco perché il figlio ed erede del Brignole, Giovanni Carlo, disponendo altresì delle limitrofe case degli eredi di Bernardo De Franchi, raddoppiò praticamente il palazzo, mediante una profonda ristrutturazione diretta da Pietro Antonio Corradi a partire dal 1671: l’ingresso venne spostato su vico Santa Maria degli Angeli, mentre l’ingresso del giardino, aperto verso Strada Nuova, fu arricchito di un portale marmoreo con telamoni scolpiti da Filippo Parodi. Il corpo di fabbrica verso il giardino mantenne l’altezza precedente, mentre la parte edificata ex-novo, con pianta a U, risultò più alta di un piano.

Spetta poi credibilmente alla committenza dell’omonimo nipote di Giovanni Carlo l’intervento decorativo all’interno che vide succedersi sulle volte del piano nobile prima Gregorio De Ferrari e poi suo figlio Lorenzo.

In funzione dell’apertura di Strada Nuovissima, l’attuale via Cairoli, nel 1786, il giardino e una parte dell’edificio più antico furono espropriati allo scopo di poter mettere in comunicazione la nuova arteria con Strada Nuova, e il palazzo subì una nuova radicale ristrutturazione, forse diretta da Gregorio Petondi, volta a trasformare in facciata quello che era il prospetto posteriore e ad adeguare al nuovo ingresso, che con l’occasione venne arricchito dei telamoni del Parodi, il doppio portico su colonne e lo scalone.

Subentrati nella proprietà i Durazzo poco dopo il 1820, è a questa famiglia che si deve la decorazione delle due parti dell’atrio, opera rispettivamente di Giuseppe Isola per le parti di figura e di Federico Leonardi per le grottesche, e il rifacimento dei pavimenti in pregiati marmi policromi.

Testo di Piero Boccardo.


A large portion of the areas on which the palazzo stands and the surrounding areas, closing off “Strada Nuova” to the west, were not included in the city plan for the road.

They were purchased between 1623 and 1626 by Gio. Batta Brignole who, in 1626, engaged the architect Bartolomeo Bianco to build his new residence.
We know very little about this building – which had an access from salita Quattro Canti di San Francesco and a garden alongside the straight stretch of “Strada Nuova”, in other words in the area of today’s piazza della Meridiana – because the Brignole son and heir, Giovanni Carlo disposed of the adjoining houses of Bernardo di Franchi’s heirs to virtually double the size of the palazzo.
This was achieved by a major rebuilding project directed by Pietro Antonio Corradi starting in 1671: the entrance was moved onto vico Santa Maria degli Angeli, whilst the garden entrance, opening onto Strada Nuova, was embellished with a marble doorway with telamons sculptured by Filippo Parodi. The body of the building facing the garden kept its previous height, whilst the part built from new, with a U plan, had an extra floor.
Giovanni Carlo’s grandson of the same name is credited with the interior decoration which saw first Gregorio De Ferrari and then his son Lorenzo working on the vaulted ceilings of the piano nobile.
In relation to the “Strada Nuovissima” opening, today’s via Cairoli, in 1786, the garden and a part of the older building were expropriated so that the new road could be joined with “Strada Nuova”, and the palazzo underwent a new radical rebuild, possibly directed by Gregorio Petondi.
This major refurbishment was designed to convert what had been the rear elevation to a façade and to adapt the twin porch on columns and the staircase to the new entrance, whilst taking the opportunity to embellish the Parodi telamons.
The Durazzo family took over the property a little after 1820. This family is credited with the decoration of the two parts of the atrium, the figures by Giuseppe Isola and the grotesques by Federico Leonardi, and the relaying of the floors in precious polychrome marble.