30. B Balbi Stefano - Museo di Palazzo Reale
via Balbi, 10



Aree tematiche

Palazzo Reale è una grande dimora patrizia, edificata, accresciuta nel tempo e decorata con splendore, oltre che dai Savoia, da due grandi dinastie genovesi: i Balbi e i Durazzo; la sua storia, quindi, si articola in tre fasi costruttive principali.

La vicenda storica del palazzo ebbe inizio il 4 febbraio 1643 quando Stefano Balbi presentò il progetto per l’imponente fabbrica che sarebbe sorta di fronte alla chiesa di San Carlo. Gli architetti ricordati dalle fonti sono Pier Francesco Cantone e Michele Moncino, ai quali si unì, in seguito, Giovanni Angelo Falcone. A questa prima fase, conclusasi attorno al 1650, si può far risalire gran parte del corpo di fabbrica centrale delL’edificio attuale, insieme alla galleria a ponente e alla cosiddetta “fabrica separata” lungo il vico della Pace. L’impianto secentesco della costruzione era allora limitato all’attuale corpo centrale, articolato come oggi in due piani ammezzati, con due brevi ali che stringevano il cortile d’onore verso il mare, e alla manica occidentale unita al corpo principale.
Per la decorazione delle sale furono chiamati non solo alcuni degli artisti più apprezzati sulla scena genovese come G. B. Carlone, insieme a giovani di grande ingegno come Valerio Castello, ma anche i bolognesi A. M. Colonna e A. Mitelli.
Il Palazzo passò fra il 1677 e il 1679 alla famiglia Grillo e quindi fu venduto ai Durazzo che lo fecero ampliare e decorare con affreschi, stucchi e quadri di gran valore.

A detta del Ratti nel 1705 Eugenio Durazzo chiamò da Roma Carlo Fontana per dare aspetto organico al complesso.L’architetto romano ideò un atrio solenne dal quale si snodano gli scaloni monumentali, che danno accesso diretto al secondo piano nobile, e un maestoso terrazzo sul mare che delimita il cortile d’onore e lo separa dal giardino pensile con una triplice arcata.La soluzione scenografica della facciata interna del palazzo, felice contrappunto a quella più austera su Via Balbi, resta certo il segno più incisivo lasciato dal Fontana alla dimora genovese.
Durante la proprietà Durazzo l’antica galleria di quadri a ponente, voluta da G. B. Balbi nel 1650, fu trasformata nella nuova Galleria degli Specchi, con progetto di D. Parodi influenzato sia dai modelli romani delle grandi gallerie dei Palazzi Colonna e Doria Pamphilj, sia da quelli francesi, specialmente dalla Galerie de Glaces della reggia di Versailles.
Alcune sale affrescate furono modificate per accogliere nuovi dipinti che arricchirono una delle quadrerie più prestigiose della città, che vantava già capolavori di L. Giordano, P. Veronese, J. Tintoretto, A. Van Dyck e P. P. Rubens, oltre che dei maggiori maestri genovesi.
All’inizio del secolo XIX gli eredi indiretti di questo ramo della famiglia, estintosi nel 1809 con la morte di Girolamo Luigi Durazzo, decisero di mettere in vendita la dimora. In realtà tale decisione doveva essere stata già presa dallo stesso Girolamo Luigi; è noto infatti che il primo a interessarsi all’acquisto fu Napoleone Bonaparte, nel 1805 ospite a palazzo: nel 1808 fu redatto infatti un rapporto da funzionari dell’Imperatore che metteva in luce i pregi della dimora di via Balbi, già quindi disponibile alla vendita.
Nel 1823, infine, dopo una trattativa iniziata nel 1816, i Durazzo cedettero L’edificio alla famiglia Savoia; per volontà del re di Sardegna Carlo Felice furono subito previsti nuovi, importanti lavori di restauro, di decorazione, manutenzione e adattamento degli appartamenti al nuovo uso di reggia.
Nel 1831, alla morte del sovrano, il Palazzo passò a Carlo Alberto: sotto il periodo albertino venne conclusa la maggior parte dei lavori di adattamento dell’edificio alle funzioni di reggia, con la realizzazione di nuove scuderie e del maneggio, l’allestimento della Sala del Trono, della Sala delle Udienze e del Salone da Ballo, in origine una grande anticamera d’accesso al piano che aveva ospitato ritratti della famiglia Durazzo e due grandi tele con “L’ambasceria di Giovanni Agostino Durazzo alla corte del sultano” ora dispersi, e che venne nuovamente decorata con stucchi, secondo la moda neoclassica. Al primo piano fu allestito un appartamento nobile, oggi noto come Appartamento del Duca degli Abruzzi, fu restaurato l’antico Teatro del Falcone, annesso alla dimora, e costruito un passaggio coperto che univa la reggia alla chiesa di San Sisto su via Prè e alla Regia Darsena, scavalcando con un ponte la strada carrabile poi intitolata a Carlo Alberto (oggi via A. Gramsci). Gli artisti chiamati dai Savoia a decorare i nuovi ambienti erano tra i più rispettati professori della locale Accademia Ligustica: M. Canzio, S. Varni, G. Frascheri, C. M. Danielli e G. Isola. Risalgono a questo periodo anche i pavimenti con tarsie lignee che decorano alcune sale, nati probabilmente dalla collaborazione tra Pelagio Pelagi (Bologna 1775-1860) e L’ebanista inglese Henry Peters.
All’interno della nuova reggia sabauda a Genova si alternarono dunque nel XIX secolo i re di Sardegna e poi d’Italia, finchè nel 1919 Vittorio Emanuele III la cedette, insieme ad altre residenze reali, allo Stato Italiano.
Il 30 aprile 1920 Palazzo Reale passò al Ministero della Pubblica Istruzione che ne affidò la cura alL’allora Sottosegretariato per le Antichità e Belle Arti. Il secondo piano nobile del palazzo è oggi museo statale sotto la cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali e per il Paesaggio della Liguria.
Il Museo di Palazzo Reale si trova al secondo piano nobile della dimora, che ha conservato intatti i suoi interni di rappresentanza, completi sia delle decorazioni fisse: affreschi e stucchi, sia di quelle mobili: quadri, sculture, arredi e suppellettili.
La prestigiosa quadreria, in particolare, è il frutto delle acquisizioni dei diversi proprietari della dimora, a partire da Giovanni Battista Balbi, grande collezionista e conoscitore d’arte, passando ai Durazzo, soprattutto Eugenio, Gerolamo e Marcellino, fino ai Savoia. Carlo Felice acquistò nel 1821 un’importante collezione genovese di quadri antichi (soprattutto del XVII secolo) e la maggior parte di quelli presenti nel Palazzo proviene da quelL’importante nucleo.
Le tre principali identità storiche della dimora, spesso compresenti e in dialogo le une con le altre, sono sempre fonte di varietà originalissime e di straordinaria ricchezza: la miracolosa compresenza di opere d’arte di altissima qualità e di oggetti d’arredo quotidiano permette di vivere, attraversando le sale del Museo, un’esperienza diretta ed emozionante con il Passato.

Testo di Luca Leoncini.


 

Palazzo Reale is a grand aristocratic residence, built and extended over time and splendidly decorated by two great Genoese dynasties, as well as by the Savoys: these Balbi and Durazzo families; its history hence consists of three main building phases.

The history of the palazzo started on 4th February 1643 when Stefano Balbi presented the project for the impressive building to be constructed facing the church of San Carlo. The architects mentioned in the sources are Pier Francesco Cantone and Michele Moncino, who were subsequently joined by Giovanni Angelo Falcone. A large part of the central body of the current building, together with the west gallery and so-called “separate building” along the vico della Pace can be traced back to this first phase, which was completed in about 1650. The Seventeenth Century layout of the construction was then restricted to the current central body, organised, just like today, over two half-floors, with two short wings constricting the courtyard of honour toward the sea, and the west section joined with the main body.
The decoration of the rooms was entrusted not only to the most prized artists on the Genoa scene such as G. B. Carlone, together with up and coming young painters such as Valerio Castello, but also A. M. Colonna and A. Mitelli from Bologna. Between 1677 and 1679 the Palazzo passed to the Grillo family and was then sold to the Durazzo family which extended and decorated it with frescos, stucco decorations and very valuable pictures.
According to Ratti in 1705 Eugenio Durazzo called Carlo Fontana from Rome to give the complex a cohesive appearance. The Roman architect designed a stately atrium from which the monumental staircases lead off, giving direct access to the second piano nobile, and a majestic terrace overlooking the sea bounding the courtyard of honour and separating it from the hanging garden with a triple arcade.
The stunning solution of the palazzo’s interior façade, a delightful contrast to the more austere façade on Via Balbi, is certainly the most striking mark left by Fontana on the Genoa residence.
During the Durazzo period of ownership the old west picture gallery, commissioned by G. B. Balbi in 1650, was transformed into the new Gallery of Mirrors, with D. Parodi’s design influenced both by the Roman models of the grand galleries of Palazzi Colonna and Doria Pamphilj, and the French models, particularly the Galerie de Glaces in the Palace of Versailles.
Some of the frescoed rooms were altered to accommodate new paintings which adorned one of the most prestigious picture galleries in the city, which already boasted masterpieces by L. Giordano, P. Veronese, J. Tintoretto, A. Van Dyck and P. P. Rubens, as well as Genoa’s grand masters.
At the start of the XIX century the indirect heirs of this branch of the family, which had died out in 1809 with the death of Girolamo Luigi Durazzo, decided to sell the residence. In actual fact, it is said that Girolamo Luigi himself had already made the decision; it is known, in fact, that the first person interested in buying it was Napoleon Bonaparte, who was a guest in the palazzo in 1805: in 1808 the Emperor’s functionaries prepared a report illustrating the qualities of the via Balbi residence, which was hence already available for sale.
Finally, in 1823, after negotiations started in 1816, the Durazzo family sold the building to the Savoy family; the King of Sardinia Carlo Felice ordered major new restoration, decoration, maintenance and alteration works to be carried out on the apartments for their new royal use.
In 1831, on the king’s death, the Palazzo passed to Carlo Alberto: most of the alteration works carried out on the building for palace purposes were completed during the Carlo Alberto period. These works included new stables and riding school, the fitting out of the Throne Room, Audience Room and Ballroom, originally a grand antechamber for accessing the floor that had accommodated Durazzo family portraits and two large canvases with the “The legation of Giovanni Agostino Durazzo at the court of the sultan” now dispersed, and which was newly adorned with stucco decorations, in the neo-classical style. A state apartment was fitted out on the first floor, currently known as the Apartment of the Duke of the Abruzzi, the old theatre, the Teatro del Falcone, annexed to the residence, was restored and a covered passage was constructed joining the palace to the church of San Sisto on via Prè and the Darsena Palace, passing over the roadway (then named after Carlo Alberto, but now via A. Gramsci) with a bridge.
The artists called by the Savoys to decorate the new rooms were amongst the most highly respected professors of the local Accademia Ligustica: M. Canzio, S. Varni, G. Frascheri, C. M. Danielli and G. Isola. The wood marquetry floors decorating some of the rooms, probably the result of the collaboration between Pelagio Pelagi (Bologna 1775-1860) and the English cabinet-maker Henry Peters, also date back to this period.
And so during the XIX century the kings of Sardinia and then of Italy resided alternately in this new Savoy palace, until Vittorio Emanuele III sold it in 1919, together with other royal residences, to the Italian State.
On 30 April 1920 Palazzo Reale passed to the Ministry of Education which placed it under the management of the then Undersecretary for Antiquities and Fine Arts. The second piano nobile of the palazzo is now used as a public museum under the management of the Commission for Architectural Heritage and the Ligurian Countryside.
The Palazzo Reale Museum is on the second piano nobile of the residence, which has conserved its interior reception areas intact, complete both with the fixed decorations: frescos and stucco decorations, and movable adornments: pictures, sculptures, furniture and household items.
The prestigious picture gallery, in particular, reflects the acquisitions made by the different owners of the residence, starting with Giovanni Battista Balbi, a great collector and connoisseur of art, then by the Durazzo family, Eugenio, Gerolamo and Marcellino primarily, up to the Savoy dynasty. In 1821 Carlo Felice purchased an important Genoese collection of old paintings (mainly from the XVII century) and most of those found in the Palazzo originate from that important source.
The three main historical identities of the residence, which often co-exist and complement one another, are always the source of a highly original variety of features and extraordinary richness: the miraculous co-existence of very high quality works of art alongside everyday household items means that the visitor can move through the rooms of the Museum and get a real feel for the Past.