28. Balbi Giacomo e Pantaleo
via Balbi, 4



Università degli Studi di Genova

Aree tematiche

La paternità del progetto originario è attribuita dal Soprani a Bartolomeo Bianco, sulla scorta di una serie di elementi quali la dislocazione del palazzo, L’appartenenza ai Balbi, lo stile e L’epoca. Recentemente, il riferimento è stato suffragato dal ritrovamento di alcuni documenti, in cui i proprietari, Giacomo e Pantaleo Balbi, si rimettono al giudizio delL’architetto per le scelte riguardanti il palazzo, iniziato nel marzo del 1618. II Bianco ricorre al tipo architettonico piú radicato nella tradizione genovese, il semplice cubo pre-alessiano, per modifícarlo, tuttavia, nella sostanza.

Una maggiore flessibilità nella partizione dello spazio é contemperata dalla prevalenza di una assialitá molto forte: quella perpendicolare alla strada, che permette una visuale diretta dalL’ingresso fino al limite del cortile. Caratteristica significativa delL’edificio, peraltro ricorrente nel panorama architettonico genovese, é quella di avere due piani nobili sovrapposti, qui di pari rilevanza tipologica, per ospitare i due fratelli con le rispettive famiglie. Preziose sono le incisioni del Rubens del 1622, che mostrano la pianta prima delle modifiche volute da Francesco Maria Balbi, figlio di Giacomo. Esse evidenziano la nuda semplicità della facciata, arricchita solo dai due marcapiani, dai piccoli balconi e da un cornicione molto sporgente. Un documento del 1645 attesta che Francesco MariaBalbi ottiene in tale data dai Padri del Comune il permesso di compiere lavori sulla piazza del Roso.

I lavori di ampliamento furono affidati a Pietro Antonio Corradi allievo del Bianco; questi, oltre ad aumentare la dimensione del sito in profondità, rende il piano del portico più aereo e luminoso, con L’eliminazione delle due colonne centrali delL’atrio e del muro perimetrale a sud. Nessuna traccia é rimasta del piccolo ninfeo trilobato posto nella parete meridionale delL’edificio. Dal confronto delle incisioni del Rubens con quelle successive del Gauthier, si vede come si sia passati da una planimetria chiusa ad una pianta più ampia, a ferro di cavallo, racchiudente il giardino. Questo termina a sud con un nuovo grande ninfeo su due piani, di notevole risalto scenografico, che nasconde L’edilizia minuta della sottostante via del Roso. Giardino e ninfeo sono sorretti da imponenti sostruzioni sul fronte a mare.

1 lavori di restauro del ninfeo hanno affrontato a partire dal 1980, in lotti successivi e con rilevanti interventi, una situazione statica grave e rischiosa del muro di sostegno del giardino; . Si é quindi intrapreso il ripristino dei mosaici polimaterici e delle incrostazioni che arricchiscono L’articolata grotta. Le grandi sculture m stucco, certamente memori delle creazioni dello stuccatore urbinate Marcello Sparzo, sono state consolidate e restaurate col riguardo dovuto alL’alta qualitá del loro modellato. Ezia Gavazza ipotizza che nel ninfeo sia rappresentato il Matrimonio di Orfeo ed Euridice, mentre la zona sovrastante, dominata dai due leoni e dalL’aquila bicipite (perduta), é araldicamente connotata.

II prezioso acciottolato bianco e nero antistante il ninfeo è stato ricomposto dopo L’inevitabile, parziale rimozione dovuta ai rinforzi statici; al di sotto di un cospicuo massetto di cocciopesto, é riemerso il disegno della corsia centrale, di grande complessitá e bellezza.

Il palazzo può vantare un’ eccezionale serie di affreschi dovuti a Valerio Castello in collaborazione col quadraturista Andra Sighizzi, collocabili nel 1657-59, subito dopo le modifiche di Pietro Antonio Corradi. Nel Salone principale, è raffigurata l’Allegoria del Tempo, colto nell’atto di brandire una falce e di divorare un bimbo, su un carro trainato dalle quattro età dell’uomo; il carro travolge , come scrive l’Alizeri:”… ogni ragione di persona” ; sulla cornice, altre figure simboliche, volte a significare la vanità delle azioni umane nei confronti del tempo, la cui essenza si traduce nel motto: volat irreparabile. Nella galleria del secondo piano nobile, ospitante oggi l’Istituto di Storia dell’Arte della Facolta di Lettere dell’Università, sono raffigurati il Ratto di Proserpina e la Caduta di Fetonte . Nel salone del lato di ponente sono raffigurate: l’Abbondanza, la Pace e l’Aurora , tra finte architetture e giochi di putti.

Testo di Gianni Bozzo


 

The original design is attributed by Soprani to Bartolomeo Bianco, based on a number of factors such as location of the palazzo, ownership by the Balbi, style and period. Recently this theory was supported when a number of documents were found, in which the owners, Giacomo and Pantaleo Balbi, commissioned the architect for his appraisal of the options available for the palazzo, a process started in March 1618. Bianco opted for the architectural style most deeply rooted in Genoese tradition, the simple pre-Alessio cube, but did make certain changes as to its substance.

Greater flexibility in dividing up the space is tempered by the prevalence of a very strong linear aspect: the line running perpendicular to the road, which gives a direct view from the entrance right up to the end of the courtyard. An important feature of the building, and one which runs right through Genoa’s architectural heritage, is its two superimposed piani nobili, of equivalent importance in terms of type, to accommodate the two brothers and their respective families. The 1622 etchings of Rubens, which show the plan before the alterations commissioned by Francesco Maria Balbi, son of Giacomo, are valuable.
They illustrate the stark simplicity of the façade, adorned solely by the two string courses, small balconies and a very protruding cornice.
A document of 1645 certifies that Francesco Maria Balbi was granted permission on that date by the Fathers of the City Council to carry out works on piazza del Roso.
The expansion works were entrusted to Pietro Antonio Corradi, pupil of Bianco; as well as increasing the size of the site in depth terms, he made the plan of the portico lighter and more luminous, by eliminating the two central columns of the atrium and the south perimeter wall. No trace has remained of the small trilobate nymphaeum located in the building’s south wall. When the Rubens etchings are compared with the later ones of Gauthier, one can see how the enclosed plan layout has become a more spacious arrangement, in the shape of a horseshoe, enclosing the garden. The southern end features a large new nymphaeum on two levels, with stunning effect, which hides the tiny building of the via del Roso beneath. Garden and nymphaeum are supported by massive substructures on the seafront.
Since 1980 projects to restore the nymphaeum encountered a serious and risky structural situation involving the garden supporting wall, requiring a succession of major remedial works. These were followed by the restoration of the different- material mosaics and the incrustations adorning the cave complex.
The great stucco sculptures, which certainly bring to mind the creations of the Urbino stucco decorator Marcello Sparzo, have been consolidated and restored with due regard to the high quality of the original model. Ezia Gavazza suggests that the nymphaeum depicts the Marriage of Orpheus and Eurydice, whilst the area above, dominated by the two lions and two-headed eagle (lost) has heraldic connotations.
The precious black and white cobbled paving in front of the nymphaeum has been restored following its inevitable partial removal due to the structural reinforcements; the hugely complex and beautiful design of the central path has re-emerged from beneath a conspicuous mass of earthenware fragments.
The palazzo can boast an exceptional set of frescoes due to Valerio Castello in collaboration with the quadratura painter Andra Sighizzi, dated between 1657- 59, immediately after the alterations made by Pietro Antonio Corradi.
The main Salon depicts the Allegory of Time, caught in the act of brandishing a scythe and devouring a child, on a cart drawn by the four ages of man; as Alizeri writes, “the cart sweeps away… all personal rights”; the frame depicts other symbolic figures, signifying the futility of human actions in respect of time, the essence of which is translated in the motto: volat irreparabile.
The gallery on the second piano nobile, which currently accommodates the History of Art Institute of the University’s Faculty of Letters, depicts the The Rape of Persephone and the Fall of Phaethon. The salon on the west side depicts: Abundance, Peace and Dawn, amongst mock architectures and games of putto figures.