23. Lomellini Stefano - Palazzo Doria Lamba
via Cairoli, 18



Aree tematiche

L’immobile, nella conformazione in cui attualmente si presenta ed in cui è stato oggetto di restauro in occasione di Genova 2004, nasce con l’apertura della Via Nuovissima, oggi via Cairoli, fortemente voluta dai Padri del Comune tanto che, già dal 1661, fu dato incarico adPietro Antonio Corradi di presentare il “Modello di strada Nova da Farsi che passa dal Guastato a Strada Nuova”. Solo nel 1777, però, venne bandito un concorso per la realizzazione di Strada Nuovissima, congiunzione naturale tra la Strada Nuova e la piazza del Guastato, nonostante l’opposizione della famiglia Balbi, dei Brignole e della chiesa di San Siro dei Padri Teatini.

Tra i quattro concorrenti prescelti, Claudio Storace, Andrea Tagliafichi, Gianbattista Pellegrini e Gregorio Petondi, risultò vincitore quest’ultimo, forse anche per il peso politico di Giuseppe Lomellini, allora Doge di Genova, la cui famiglia era proprietaria dell’immobile.

II Petondi fu quindi incaricato dalla famiglia Balbi, che nel frattempo era subentrata nella proprietà alla famiglia Lomellini, di procedere alla ristrutturazione, in funzione dell’apertura della nuova strada, del lotto in allora costituito da due corpi di fabbrica che si affacciavano sulla Strada Lomellina (oggi Via Lomellini) separati da un vicolo detto vico dei Molini, e contornati da vico dell’Argento, ancora oggi esistente, e da salita de’ Forni, diventata poi piazza della Zecca. II progetto del Petondi fu rispettoso dell’antico impianto, realizzando l’accorpamento tra i due immobili mediante la realizzazione di un sistema di cortili e atri sovrastati da un monumentale scalone in marmo, che costituiva l’ideale congiunzione tra il nuovo ingresso sulla Via Nuovissima e i saloni di rappresentanza, e che, se da una parte riproponeva l’impianto assiale originario, sostitutivo del vico dei Molini, dall’altra sottolineava la nuova gerarchizzazione degli affacci mediante la creazione dell’atrio e del portale monumentale sulla Via Nuovissima.

Quello attuato da Gregorio Petondi è un intervento di rivisitazione delle preesistenze, in vista di una loro restituzione in chiave scenografica e proprio il sistema combinato di atri, cortili, scale e scalone rappresenta un efficacissimo tentativo di riconnettere l’antico ingresso col nuovo, sul fronte opposto, nonostante tutti i fattori ostativi come i dislivelli, i vincoli dei prospetti, la ristrettezza dei lotti ela provenienza della luce pressoché solo dall’alto.

Non è un caso che lo scalone del palazzo sia l’unico esempio genovese illustrato nel Disegno dell’architettura italianadi Cesare Brandi e, se da un lato potrebbe osservarsi che esso non sembri riassumere in maniera fedele l’architettura genovese del secolo XVIII, certamente in maggior misura barocca, va pure rilevato che questo nascente Neoclassicismo, appare assai poco dogmatico e molto propenso a riconnettersi alla tradizione, pur nel mutamento delle premesse e degli intenti.

II disegno della facciata su via Cairoli si articola su una scansione tripartita con due parti laterali più alte che contengono i saloni e una parte centrale che segnala il volume cavo, contenente l’atrio e la scala. Per il ridisegno della facciata su via Lomellini, il Petondi, come risulta nella nota a margine del disegno del prospetto “questo è il più uniforme alle parti antiche e di minor conseguenza da eseguirsi”1, conferma la sua volontà di mantenere inalterato l’impianto, valorizzando addirittura la presenza del vicolo dei Molini, sottolineata da un’arcata in marmo.

I lavori ebbero inizio nel 1775 e si conclusero nell’88; furono realizzati proprio da Gregorio Petondi, che figurava come ‘capo d’opera’ con l’ausilio dei fratelli Domenico muratore e Giobatta stuccatore. Per quanto riguarda la decorazione della facciata si sa che il lavoro venne affidato a un tale Gaetano Carbone che vi lavorò dal maggio 1781 al marzo 1784 (figura 1 e 2).

Gli ambienti interni furono con l’occasione ridecorati, con ampio ricorso alle predilette decorazioni a stucco, includenti spesso dipinti su tela, come il famoso ciclo delle Allegorie di Sebastiano Conca di cui resta la sola tela a soffitto, raffigurante la Liguria. Tra gli artisti utilizzati per le decorazioni plastiche sono documentati i ticinesi Cantoni, un membro della cui famigliaGaetano, in quegli stessi anni, progetta e dirige i lavori per la ricostruzione dei Saloni del Maggiore e del Minor Consiglio in Palazzo Ducale, unodei più rilevanti cantieri italiani di fine Settecento.

Testo di Gianni Bozzo


 

The origin of the building, in the configuration in which it currently stands and which was restored on the occasion of Genoa 2004, can be traced back to the opening of “Via Nuovissima”, nowadays via Cairoli, which had received strong support from the Fathers of the City Council.

Indeed, as far back as 1661, Pietro Antonio Corradi was commissioned to present the “Model for a New road to be built between Guastato and “Strada Nuova”. However, it was not until 1777 that a competition was launched for the construction of “Strada Nuovissima”, a natural link between “Strada Nuova” and piazza del Guastato, despite the opposition raised by the Balbi and Brignole families and the church of San Siro dei Padri Teatini.
Four submissions were selected, those of Claudio Storace, Andrea Tagliafichi, Gianbattista Pellegrini and Gregorio Pettondi, and the latter was successful. This may also have been due to the political influence of Giuseppe Lomellini, who was Doge of Genoa at the time, and whose family owned the property. Petondi was then appointed by the Balbi family, who in the meantime had taken over the property from the Lomellini family, to carry out the refurnishment of the lot, in view of the opening of the new road.
At that time the lot consisted of two buildings overlooking “Strada Lomellina” (nowadays Via Lomellini) separated by an alley known as vico Molini, and bounded by vico dell’Argento, which still exists today, and salita de’ Forni, which subsequently became piazza della Zecca.
Pettondi’s design was very faithful to the old layout, amalgamating the two buildings using a system of courtyards and atriums overlooked by a monumental marble staircase, an ideal solution for linking the new entrance on “Via Nuovissima” with the state apartments. Although this solution partly followed the original road layout, replacing the vico dei Molini, it also emphasised the hierarchisation of the frontages by creating the atrium and monumental doorway on “Via Nuovissima”.
The design implemented by Gregorio Pettondi is a design that blends in with the pre-existing structures, with a view to restoring them in spectacular style. It is the combined system of atriums, courtyards, stairs and staircase that represents a highly effective attempt to reconnect the old entrance with the new, on the opposite side, despite all the impediments such as differences in level, elevation restrictions, narrowness of the lots and the fact that virtually the only light source is from above.
It is no coincidence that the palazzo staircase is the only Genoese example illustrated in Disegno dell’architettura italiana by Cesare Brandi. Although, on the one hand, one could say that this does not seem to be a faithful representation of XVIII Century Genoese architecture, which is definitely largely Baroque, one cannot ignore the fact that this nascent Neo-Classicism does not appear to be particularly dogmatic and, indeed, seems very well-disposed to restoring its links with tradition, albeit with some allowance for changing conditions and intentions.
The design of the façade on via Cairoli is organised into three sections, the two upper areas to the side containing the salons and a central part that marks the unoccupied space, containing the atrium and staircase.
For the redesign of the façade on via Lomellini, Pettondi decided to keep the layout unchanged, really enhancing its position on vicolo dei Molini by means of a marble arch. This decision is illustrated in the note to the design of the elevation “this is the most uniform of the old parts and least consequential to carry out”.
The works started in 1775 and concluded in 1788; they were actually carried out by Gregorio Pettondi, who acted as “works manager” with the assistance of brothers Domenico, who was a mason, and Giobatta, a stucco decorator. It is known that the decoration of the façade was carried out by a certain Gaetano Carbone who worked on it from May 1781 to March 1784.
The interiors were redecorated at the same time, making full use of the favourite stucco decorations, often including paintings on canvas, such as the famous cycle of the Allegories by Sebastiano Conca, of which only the ceiling panel remains, depicting Ligurian Artists documented as being used for the statuesque decorations include the Cantoni from Ticino.
During this period Gaetano, one of the members of this family, designed and directed the works for rebuilding the “Saloni del Maggiore e del Minor Consiglio” in Palazzo Ducale, one of the most important Italian sites of the end of the Eighteenth Century.