7. Interiano Paolo e Nicolò
piazza Fontane Marose, 2



Aree tematiche

La prima notizia relativa alla costruzione del palazzo risale al 1565 quando Ludovico Interiano, insieme ai due figli Paolo Battista e Nicolò, vide soddisfatta la richiesta presentata alle magistrature civiche di occupare circa un metro di suolo pubblico al fine di allineare il prospetto dell’edificio che intendeva innalzare a quello delle case vicine. La costruzione non poté essere avviata prima del 1566, visto che in quell’anno non risulta ancora terminato il trasporto dei detriti derivati dallo spianamento del pendio collinare che tutt’ora sale alle spalle del palazzo. Il progetto venne affidato a Francesco Casella, uno degli architetti originari del Canton Ticino che per secoli ebbero quasi l’esclusiva nell’edilizia a Genova. L’aspetto originale dell’edificio e la sua complessiva corrispondenza con la struttura attuale sono testimoniati dalle sei tavole (facciata, tre piante, sezioni longitudinale e trasversale) che figurano nel volume I Palazzi di Genova curato da Pietro Paolo Rubens e stampato ad Anversa nel 1622, dove è identificato come “Palazzo G”.

La principale differenza rispetto all’esistente, riguarda la decorazione del prospetto principale che a livello progettuale doveva prevedere il bugnato e la scansione dei cinque assi di finestre dei due piani superiori con paraste: in realtà fu realizzata una facciata dipinta ad affresco con tre ordini di nicchie e finte statue negli interassi maggiori.

Un documento del 1585 rendo noto che i fratelli Paolo Battista e Nicolò Interiano, subentrati al padre nella proprietà, affidarono a Pantaleo Calvi (1510?-1595) e al figlio Benedetto la decorazione di sei stanze nel palazzo. Intorno a quella data si colloca dunque probabilmente anche la decorazione della facciata con figure di virtù, ove intervennero forse anche i fratelli di Benedetto, Aurelio e Felice Calvi. L’uso della facciata dipinta, esteso anche al fronte posteriore del palazzo, è una delle caratteristiche dell’edilizia genovese dal Quattro al Settecento e questo è uno degli esempi che, anche per merito di rifacimenti (sec. XIX) e restauri (2000), oltre che per la prospettiva favorevole che la piazza consente, può essere oggi meglioapprezzato.

Per mancanza di discendenza degli Interiano, già nel XVII secolo risulta che il palazzo sia passato alla famiglia Centurione, ma non è dato sapere esattamente in quale anno; mentre è sicuramente per via ereditaria, che nel 1797 divenne proprietà del marchese Luigi Grimaldi della Pietra, che negli anni precedenti già ne abitava il secondo piano. Nel 1820 quest’ultimo lo cedette al duca Pietro Vivaldi-Pasqua, e al nuovo proprietario si devono alcuni interventi decorativi interni, solo in parte conservati, a opera dell’architetto Pietro Pellegrini (1789-1827) affiancato dai pittori Michele Canzio e Filippo Alessio e dagli scultori Bartolomeo Carrea e Giuseppe Gagini.

Nel 1836 il marchese Domenico Pallavicino acquistò il palazzo per la somma di “lire 250.000 nuove di Piemonte, avuto riguardo alle spese e miglioramenti fatti dal Pasqua”, come si legge nell’atto di acquisto, e da questo momento si ebbero i più significativi interventi decorativi. Il merito si deve soprattutto a Teresa Corsi, la gentildonna fiorentina che aveva sposato il marchese Domenico Pallavicino: nota come una vera e propria mecenate del suo tempo, dotata di gusto e orientata a sostenere le arti, chiamò l’architetto genovese Gaetano Vittorio Pittaluga a dirigere i lavori che determinarono il rinnovamento delle sale. I pittori Federico Peschiera (1814-1854) e Michele Canzio (1788-1868) si occuparono del restauro e dell’integrazione degli affreschi dei Calvi nella volta dell’atrio e dello scalone; mentre Annibale Angelini – celebre per aver restaurato le Logge di Raffaello in Vaticano –, Pietro Lavarello, Giovanni Scanzi, Federico Guidobono, Gerolamo Centanaro intervenneroal secondo piano nobile.

Il palazzo, che oltre ad aver conservato anche il giardino retrostante, è tuttora destinato in buona parte ad abitazione, è tra quelli che meglio mantiene l’aulico carattere delle dimore genovesi.

Testo di Piero Boccardo.


The first information available on the construction of the palazzo dates back to 1565 when Ludovico Interiano, together with his two sons Paolo Battista and Nicolò, were granted their request presented to the city magistrates to occupy about a metre of public land. This would bring the elevation of the building that he intended to raise in line with that of the neighbouring houses. The construction could not be started before 1566, given that the debris resulting from the levelling of the hillside that still today rises behind the palazzo had still not been removed in full. The project was assigned to Francesco Casella, one of the Canton Ticino architects who for centuries enjoyed a virtual building monopoly in Genoa. The original aspect of the building and its overall similarity to the current structure are witnessed by two illustrations (façade, three plans, longitudinal and cross sections) which appear in the publication I Palazzi di Genova edited by Pietro Paolo Rubens and printed in Antwerp in 1622, where it is identified as “Palazzo G”.

The principal difference compared with the existing building concerns the decoration of the principal fa¸ade which, as originally designed, was to have been in ashlar, and the five vertical rows of windows on the two upper floors were to have been divided by pilasters: in actual fact a fresco painted fa¸ade was built with three rows of niches and mock statues in the larger bays.
A document from 1585 reports that the brothers Paolo Battista and Nicolò Interiano, who had taken over the property from their father, appointed Pantaleo Calvi (1510?-1595) and his son Benedetto to decorate six rooms in the palazzo. It was around the same date that the façade was probably decorated with figures of virtue, on which Benedetto’s brothers, Aurelio and Felice Calvi, also worked. The use of the painted façade, which also extended to the palazzo’s rear façade, is one of the distinctive features of Genoese building from the Fifteenth to the Eighteenth Century. This is one of the examples which can be most appreciated nowadays, not only due to the alterations (XIX Century) and restorations (2000), but also thanks to the favourable perspective offered by the piazza.
The lack of descendants in the Interiano family meant that by the XVII Century the building had passed to the Centurione family, but it is not known in which year exactly; whilst it was certainly for inheritance reasons that in 1797 it became the property of Marchese Luigi Grimaldi della Pietra, who had occupied the second floor in previous years. In 1820 the latter sold it to Duke Pietro Vivaldi-Pasqua, and the new owner was responsible for a number of interior decorations, only some of which remain today, under the direction of the architect Pietro Pellegrini (1789-1827) assisted by the painters Michele Canzio and Filippo Alessio and sculptors Bartolomeo Carrea and Giuseppe Gagini. In 1836 Marchese Domenico Pallavicino bought the palazzo for the sum of “new Piedmont Lire 250.000, having regard to the costs and improvements carried out by Pasqua”, as stated in the deed of purchase, and the most significant decorative work was carried out since that date. The credit for this lies primarily with Teresa Corsi, the Florentine gentlewoman who had married Marchese Domenico Pallavicino: well-known for being a true patron of the arts of her time, and a woman of great taste, she appointed the Genoese architect Gaetano Vittorio Pittaluga to direct the works that resulted in the renovation of the rooms. The artists Federico Peschiera (1814-1854) and Michele Canzio (1788- 1868) were responsible for restoring and adding the Calvi frescoes to the atrium and staircase vaulted ceiling; whilst Annibale Angelini – famous for having restored the Logge di Raffaello in the Vatican -, Pietro Lavarello, Giovanni Scanzi, Federico Guidobono and Gerolamo Centanaro worked on the second piano nobile.
The palazzo is one of the buildings that has best retained the stately aspect of Genoese residences, and is still today largely used for residential purposes, having managed to conserve its rear garden.