6. Ayrolo Agostino
piazza Fontane Marose, 3-4



Aree tematiche

Il palazzo nelle forme attuali è il frutto di interventi edilizi che si sono succeduti tra il Cinquecento e l’Ottocento e che hanno trasformato le preesistenze cinquecentesche di Francesco de Ugarde e di Bernardo Spinola: un primo intervento, infatti, attuato intorno al terzo decennio del Seicento e conseguente all’acquisto del corpo di fabbrica corrispondente all’odierno civico n. 4 da parte di Gio Tommaso Ayrolo, vede la generale ristrutturazione su progetto di Bartolomeo Bianco e la costruzione dei poggioli sulla piazza Fontane Marose. Pochi anni dopo, nel 1645, il figlio, Agostino Ayrolo, ricco mercante e banchiere nel frattempo entrato in possesso dell’edificio contiguo, compie un’operazione analoga e, in seguito, arriverà ad unire i due corpi edilizi in uno unico. Iscritto nel rollo del 1664 al primo bussolo per la sua magnificenza, l’architettura del palazzo si configura con due cortili loggiati, ciascuno a due piani, avvinandosi così ai modelli realizzati pochi anni prima per i Balbi, soci in affari dell’Airolo.
Passato nella seconda metà del Seicento ai Negrone che ne proseguono l’abbellimento e ne restano i proprietari fino ad oggi, l’edificio è nuovamente al centro di un vasto rinnovo alla fine del Settecento, quando il capo d’opera Antonio Barabino, padre dell’architetto Carlo che sarà il protagonista del rinnovo ottocentesco della città, compirà un generale riordino del prospetto sulla piazza, arrivato al suo definivo assetto sono nel corso del secolo successivo quando, in conseguenza della sistemazione dell’area e dell’apertura di via Carlo Felice (oggi via XXV Aprile) tra il 1825 e il 1828, Carlo Barabino realizzerà il secondo portale di accesso, modulato sull’architettura di quello già esistente.
Alla grandiosità architettonica corrisponde, all’interno, un’altrettanta ricchezza decorativa: su committenza di Agostino, infatti, nel primo trentennio del Seicento il primo piano nobile viene decorato e affrescato secondo la cultura figurativa cortonesca: artisti come Gio Maria Bottalla e Gioacchino Assereto (Apollo e Marsia) operano così nei salotti dell’appartamento di rappresentanza, mentre la galleria, aperta sulla piazza, narra le vicende di Enea per mano di Giovanni Battista Carlone, che vi interviene poco più tardi, alla metà del secolo. Quest’ultimo ambiente è poi completato da Bartolomeo Guidobono allo scadere del XVII secolo, mentre intorno al 1700, su committenza di Gio. Antonio Negrone, Domenico Parodi affrescherà la volta di una sala con La gloria della famiglia Negrone.
 
Bibliografia aggiornata post 1998
F. R. Pesenti, Gli affreschi di palazzo Ayrolo Negrone. Le premesse e il seguito, in “Trasparenze”, 5/99 pp. 37-51.
A. Brena, P. G. Embriaco, E. Vassallo, Palazzo Negrone, in “Arkos”, supplemento al n. 7/2004 “Il restauro dei palazzi dei Rolli”, pp. 44-47.
E. Poleggi, Palazzo Negrone. Fontane Marose piazza di Strada Nuova, Genova 2008.
T. Zennaro, Gioacchino Assereto (1600-1650) e i pittori della sua scuola, Soncino, 2011.


 

The palazzo, which overlooks piazza Fontane Marose with an unusually extended façade featuring no fewer than fourteen rows of windows and with twin doorways, owes its origin to the residence erected in 1560-1562 for Francesco de Ugarte, Spanish Ambassador to the Republic of Genoa.
The date of construction of this first building, which was built by combining two houses purchased by Guglielmo Spinola and corresponding to the western portion of the current building, places it in the same period as the start-up of the works on Strada Nuova, for which piazza Fontane Marose represented the old access.

In 1588, when the “Rollo” was drawn up for palazzi to be used to accommodate guests on state visits, ownership of the palazzo had already transferred to Luca Negrone. Alongside the same building, to the east, stood the palazzo of Gio. Batta Spinola q. Bernardo. The construction details of this building are not known, but at that time it was a palazzo considered worthy of inclusion on the same list. This latter building, ownership of which later passed to Gio.Tomaso Airolo, was rebuilt by the owner under the direction of the architect Bartolomeo Bianco by 1634, the date on which authorisation was obtained to build balconies protruding over public land; it was the son of Gio.Tomaso, Agostino – one of the richest men in the city, according to accounts of the time – who purchased the adjacent palazzo Negrone, amalgamated it with the paternal residence and started its interior decoration, towards the middle of the XVII century. This work included frescoes in one room by Gio.Maria Bottalla (1644) and Gioacchino Assereto, and, on the vault of the gallery located on the façade, by Giovanni Battista Carlone. Agostino Airolo died of the plague in 1657 laden with debts, and it must be due to these circumstances that the palazzo, which was by now quite large, changed hands once again. In 1664 it belonged to Giovanni Battista Negrone, a member of another branch of the family who had owned the west portion of the building. It fell to the grandson of Giovanni Battista, Gio. Antonio, in about 1700 to engage Domenico Parodi to fresco the vault of the room with The glory of the Negrone family, whilst it was another descendant who had the facade renovated by Antonio Barabino in the second half of the XVIII century. The last alterations carried out on the elevation date back to 1870, when the ground floor was raised, following the altimetric work in piazza Fontane Marose, and the doorway corresponding to no. 3 was constructed, replicating the seventeenth century layouts of no. 4.
 
 


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