32. Centurione Giorgio
via Lomellini, 5



Aree tematiche

Nel caso del Palazzo di Battista Centurione poi Cambiaso, la dimensione ristretta del lotto in profondità. costringe gli architettiBattista e Pier Filippo Cantone ad adottare soluzioni ingegnose quanto atipiche come l’andamento dello scalone parallelo alla facciata e connota­to ad ogni piano da una monumentale finestra detta serliana, distanteall’incirca due metri dall’edificio sul lato opposto del vicolo.

Schema da ritenersi quasi obbligato in circostanze analoghe, se viene di fatto ripreso nel coevo palazzo di Antoniotto Cattaneo, poi Chiavari Belimbau in piazza della Nunziata, anche se non si concorda col riferirne lo scalone a G. B Pellegrini e al secolo.XVIII; in quan­to, mutare una struttura siffatta vorrebbe dire riedificare l’ interno nella sua globalità; ciò che non risulta essere avvenuto.

La monumentale galleria, affrescata da Bartolomeo Guidobono, mutuata da esempi fiorentini e romani, è stata ricavata mediante l’accorpamento al palazzo di due case a schiera, i cui piani inferiori hanno continuato ad assolvere funzioni più modeste; il restauro dei prospetti dei civici la e 3 di via del Campo, avvenuto di recente, ha permesso di riguadagnare il loro assetto medievale, poi quattrocentesco, che sarebbe stato inopportuno non lasciare a vista.

Si tratta, nel caso di questi prospetti, di vaste stesure perfettamente conservate di cortine di mattoni a faccia vi­sta, entro le quali si aprono ampie finestre ad arco con ghiere in conci lapidei e in­corniciature fittili a stampino, con losanghe, dentelli eccetera.

Il loro interesse risiede nel fatto che essi restituiscono la facies di due case medievali di cui è ancora ben leggibile anche la struttura planimetrica e gli originari lotti, circostanza mutata in quasi tutti gli altri immobili su entrambi lati della via.

Al piano terreno, entro un non consono arredo, si ravvisa una esile colonna del se­colo XV e all’esterno, una sovrapporta col Monogramma di Cristo e angeli in pie­tra nera. di alta conduzione formale.

Innegabile la volontà di Battista Centurione di erigersi una nuova e magnifica resi­denza, sul tipo di quelle sorte in Strada Nuova. Si ha notizia di affreschi di Bernar­do Strozzi al primo piano nobile, citati dal Ratti e lodati dall’Alizeri, scialbati nel­l’ Ottocento, raffiguravano le Quattro Stagioni. Ciò non stupisce, in quanto i Centurione erano stati committenti al prete genovese degli affreschi nella villa di Sam­pierdarena (Centurione Carpaneto) e del Ciclo Colombiano, di recente riscoperto, nel palazzo di Strada Nuova (Lomellino Centurione) sia pur con le note vicende della lite giu­diziaria tra Luigi Centurione e il pittore. Gli eccezionali cicli decorativi del secondo piano nobile, dovuti a Domenico Piola,Gregorio De Ferrari e Bartolomeo Guidobono hanno trovato, nelle sintesi storiche sulla pittura a Genova nei secoli XVII e XVIII, adeguata considerazione: qui si pro­pone la magnifica cappellina affrescata da Giovanni Carlone di gran lunga la meno nota e mai riprodotta per intero.

Risale al primo decennio del Seicento e, verosimilmente insieme alla piccola galleria col motivo del­la pergola di vite, fa parte della prima tranche di decorazione del secondo piano:l’ambito, circolare e di minime dimensioni,è decorato a stucco, con rialzi dorati nel­lo sviluppo perimetrale e con !a calotta che raffigura Dio Padre, gli Evangelisti e An­geli, inseriti in scomparti, come nell’abside di San Bartolomeo della Certosa a Rivarolo. Nel minuscolo sacello, aperto da una vetrata sul vano adiacente, le vivide pitture han­no un risalto inconsueto e dicono quanto il Carlone fosse versatile. capace di reg­gere, con la stessa facilità, apparati enormi e deliziosi microcosmi Il restauro recente dei prospetti sulla via e sulla contigua via Lomellini ha restituito monu­mentalità ad una partitura già magniloquente nelle premesse: il bugnato in pietra di Finale, a grandi bozze, predispone la scansione dei lisci marcapiani che recano iscri­zioni classicheggianti in capitali maiuscole: le auliche incorniciature delle finestre. con timpano alternatamente triangolare e ricurvo, sono ordite tra stesure di intona­co che hanno perduto, dopo i fatti dell’ultima guerra, ogni traccia di cromatismo ori­ginario, tanto che si è optato per una restituzione al neutro, con quello che. impro­priamente, può essere definito un non colore.

Testo di Gianni Bozzo


 

In 1559, th building belonged to Cosma Centurione; it was bought in the 18th century by the Doria family.
Partly rebuilt in the 19th century (entrance hall and stairwell), it is currently joined to two other buiding behind by a bridge which passes over Vico Chiuso del Leone and allows an opening to Vico dell’Oro.

The façade bears painted decoration with cornices framing the windows, semicircular tympana and architraves with false mezzanine and panels under the windows. The Doric marble portal has pilaseers supporting a broken semicircular tympanism with a “Madonna enthroned with Child” (Queen of the city).
There are traces of coats and arms engraved on the keystone.