25. Cattaneo Antoniotto Gio. Francesco De Ferrari (Palazzo Belimbau)
piazza della Nunziata, 2



Aree tematiche

L’aspetto attuale del palazzo, donato nel 1999 dai Belimbau, ultimi proprietari, all’Università degli Studi di Genova, è frutto di una serie di interventi che ne hanno interessato gli aspetti architettonici e decorativi sia interni sia esterni: tali modifiche sono da intendersi strettamente legate alle dinamiche urbane dell’area antistante, inglobata all’interno della cinta muraria soltanto nel Trecento e interessata da un’intensa attività edilizia fino al XIX secolo.
Nella zona oggi occupata dall’edificio e su quelle adiacenti insistevano, alla fine del Cinquecento, alcune proprietà di Gio. Francesco De Ferrari che, acquisito un tratto delle mura del XII secolo e la rispettiva torre regia, fece edificare il palazzo, con tutta probabilità, dall’architetto Andrea Ceresola detto il Vannone. Passata verso la metà del XVII secolo a Batta Chiavari, la residenza dovette essere destinata principalmente all’affitto fino a gran parte del XVIII secolo.
È la fine del Settecento quando il Ratti ci dà notizia del passaggio della dimora alla famiglia Cambiaso che, con Andrea, provvede a rinnovarne la facciata e alcuni spazi interni tra i quali lo scalone che conduce al piano nobile. Nel dare all’edificio un prospetto unitario, l’architetto ticinese Giovanni Battista Pellegrini interviene declinando i canoni del neoclassicismo senza tuttavia dimenticare il passato dell’architettura manierista che ha connotato il Cinquecento genovese (un modus operandi maggiormente visibile nella quasi contemporanea ristrutturazione del vicino palazzo Rebuffo Serra in via delle Fontane) e una certa leggerezza ancora rococò nei decori delle lesene. La nuova composizione apre le stanze della residenza sulla piazza con ben nove assi di finestre, rafforzando ulteriormente il rapporto tra interno ed esterno che caratterizza così tanto i suoi spazi.
L’intervento del Pellegrini è ben visibile anche nella sistemazione degli interni: se l’atrio che accoglie il visitatore è ancora uno spazio tardo-cinquecentesco che riprende le soluzioni architettoniche sperimentate nel cantiere di Strada Nuova con due brevi rampe di scale divergenti e affrontate, accompagnate dal ritmo delle balaustrate che incorniciano il ninfeo e una decorazione che raffigura storie di Antonio e Cleopatra secondo la narrazione plutarchea, la spazialità del vano scala che collega al piano nobile è completamente diversa; qui uno scalone di dimensioni e sviluppo completamente rinnovati e sfalsati rispetto all’originario ritmo di salita hanno sostituito in toto il collegamento verticale preesistente. In cima alle scale, un grande portone di legno dà accesso all’appartamento del piano nobile e, attraverso un breve atrio, all’ampio salone affacciato sulla piazza della Nunziata e, grazie alla straordinaria decorazione illusiva a fresco di Lazzaro Tavarone realizzata entro il 1610, sul promontorio di Portofino a levante, e sulla Lanterna a ponente, straordinaria cornice alla narrazione del Primo Viaggio di Cristoforo Colombo che si sviluppa nel riquadro centrale della volte e nelle lunette. Le sale e i salotti organizzati attorno a questo ambiente sono caratterizzati da una spazialità e una distribuzione che rispondono a criteri tardo settecenteschi in cui sono le boiseries, le grandi specchiere e gli stucchi dorati a connotare e a dilatare lo spazio della dimora. Le vicende proprietarie del palazzo riprendono alla fine del XVIII secolo con il passaggio ai Negrotto Cambiaso e, nel 1890, ai Cohen, per concludersi, infine, con i Belimbau.
 
Bibliografia aggiornata post 1998
E. Poleggi, Genova. Una civiltà di Palazzi, Cinisello Balsamo (Milano) 2002, pp. 129-131 (Palazzo di Francesco De Ferrari (1594-1604))
C. Pastor, Palazzo Francesco De Ferrari, in “Arkos”, supplemento al n. 7/2004 “Il restauro dei palazzi dei Rolli”, pp. 134-139.
E. Parma, Palazzo de Ferrari Chiavari Belimbau, in Città Ateneo Immagine. Patrimonio storico artistico e sedi dell’Università di Genova, a cura di L. Magnani, Genova 2014, pp. 117-131
L. Magnani (a cura di), Palazzo Belimbau. I dipinti restaurati, Genova 2015.


 
The palace was built in the late sixteenth century by Gio. Francesco De Ferrari, a member of a family of ‘new nobles’ who had, however, married the rich aristocrat Delia Giustiniani. In an unspecified year some time after the death of Gio. Francesco (1611), the building was rented by the Chiavari family, passing later into the hands of the Cambiaso family, who commissioned the architect Giovanni Battista Pellegrini to undertake a general renovation of the building that started in 1780. The intervention produced the (recently restored) facade overlooking the square and the monumental staircase, as well as involving significant changes to the internal spaces. Finally, after being transferred to the Negrotto Cambiaso family in the first two decades of the nineteenth century, in 1890 the palace passed to the Cohen Belimbau family. The family recently donated it to the University of Genoa, which has began substantial restoration work. Gio. Francesco De Ferrari was also in charge of the fresco decoration that adorns the building, for which he called upon Lazzaro Tavarone, a pupil of Luca Cambiaso. The atrium and the staircase ceilings depict the story of Cleopatra, who with her majesty and power charmed the Roman general Mark Antony, and perhaps this was a way of celebrating the beauty of Delia Giustiniani, a woman of high rank and indisputable power. The life and times of Christopher Columbus, a real self-made man, which are displayed on the vault of the great hall on the piano nobile, serve to celebrate the legitimization of the De Ferrari family, who came from humble origins and – just like Colombus – attained the highest honours of nobility by force of will and daring.
 
 


I testi sono stati aggiornati grazie al progetto INSIDE STORIES finanziato a valere sui fondi – Legge 20 febbraio 2006, n. 77 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO