24. Lomellini Giacomo Patrone
largo Zecca, 2



Costruito a partire da due unità abitative della famiglia Lomellini probabilmente nel 1619 e già inserito nella seconda edizione del libro del Rubens dedicato alle dimore genovesi, il palazzo venne eretto per volontà di una delle personalità più significative della famiglia: Giacomo Lomellini, doge della Repubblica dal 1625 al 1627. Salito al dogato con la città minacciata militarmente dall’invasione del duca di Savoia Carlo Emanuele I, Giacomo Lomellini si contraddistinse per capacità di governo e fu esaltato come salvatore della patria quando l’invasore sabaudo venne ricacciato. È proprio in questa occasione che, con tutta probabilità, venne chiamato a decorare le sale del palazzo il pittore Domenico Fiasella. Le scene realizzate dal Fiasella, poi sostituito nell’incombenza da Giovanni Carlone e dal più giovane di lui fratello Giovanni Battista, trattano la storia dell’eroina biblica Esther, che con caparbietà e coraggio liberò il suo popolo, cosa che avvenne anche nel caso del Lomellini. Il palazzo risulta nel 1897 venduto alla municipalità dal proprietario, Fausto Patrone. Accorpato nel 1921 con il palazzo che si trovava al civico 1 di via Sant’Agnese, l’edificio assunse la forma ancora oggi visibile e venne adibito a Casa del Fascio dal 1928 fino al 1943. Oggi ospita la sede del Comando Operativo Territoriale dell’Esercito Italiano.


Constructed from two houses belonging to the Lomellini family probably in the year 1619 and already included in the second edition of Rubens’s volume on the palaces of Genoa, the building was erected at the behest of one of the most important members of the family: Giacomo Lomellini, doge of the Republic from 1625 to 1627. Appointed doge at a time when the city was under threat of invasion from the Duke of Savoy, Carlo Emanuele I, Giacomo Lomellini distinguished himself for his ability to govern and was hailed as the saviour of the fatherland when the invading army was repulsed. It was probably on this occasion that the painter Domenico Fiasella was asked to decorate the palace halls. The scenes executed by Fiasella, who was later replaced by Giovanni Carlone and his younger brother Giovanni Battista, tell the story of the biblical heroine Esther, who with tenacity and courage liberated her people, which is also what Lomellini did. The building was sold to the city of Genoa by its owner, Fausto Patrone, in 1897. Incorporated into the palace at number 1 on Via St. Agnes in 1921, the building took on the form that is still visible today and was used as the local Fascist Headquarters from 1928 until 1943. Today it houses the headquarters of the Italian Army’s Operational Land Force Command.