Epoca alto medioevale

Il carattere più significativo del centro storico genovese è la permanenza dell’assetto insediativo medioevale, ancora riconoscibile nel passo delle particelle edilizie e nei caratteri architettonici degli edifici.

L’ambiente naturale genovese è molto peculiare, disposto ad anfiteatro sul porto, attorno al quale è situato l’abitato, cinto da successive cerchia di mura ma già compiutamente definito nell’assetto generale in età medioevale.

La collina fortificata di Castello protegge il primo abitato, che si sviluppa ai suoi piedi (vedi Genova all’XI secolo, estratta da L. Grossi Bianchi – E. Poleggi, Una città portuale…, cit.): l’area a sud di via S. Lorenzo è la parte più antica racchiusa dalla prima cinta muraria del IX secolo, dove viene trasferita la nuova cattedrale.

L’abitato si sviluppa ai piedi della collina dominata dal palazzo vescovile, con un tracciato pressocchè ortogonale con rivi paralleli e perpendicolari alla costa. Le vie Canneto il Lungo, Giustiniani, S. Bernardo collegano due luoghi strategici, la piazza S. Giorgio, sede del mercato e del primo tribunale, e la Porta Soprana, uscita dalla città verso la viabilità nazionale (la romana via Aurelia).

Genova nel XII secolo

Tra l’edificazione della prima cerchia muraria (IX secolo) e la realizzazione della seconda cinta (XII secolo) muta l’assetto insediativo urbano, da una città piazzaforteattorno al castello fortificato con direzione perpendicolare al mare, ad un abitato affacciato lungo il litorale, integrato con le prime rudimentali infrastruttureportuali in legno (Genova nel XII secolo, in L. Grossi Bianchi – E. Poleggi, Una città portuale…, cit.).

Sul piano istituzionale in quel periodo si forma il Comune (1099), mentre Genova conquista una grande influenza commerciale sull’area mediterranea. Le nuove magistrature comunali esplicano un’azione di controllo sulle trasformazioni dell’assetto edilizio per salvaguardare il sistema di percorsi pubblici e la funzionalità dello specchio acqueo, sviluppando regole di gestione collettiva che possono essere considerate espressione di una precoce e peculiare cultura urbanistica.

La realizzazione della nuova cinta muraria nel XII secolo in funzione difensiva contro la minacciata discesa del Barbarossa, su un perimetro quadruplo di quello esistente, si estende dalla porta dei Vacca alle Grazie e a nord fino al Castelletto presenta un’elevata qualità architettonica, testimoniata dalle torre gemellate di ascendenza romana, e conferma una raggiunta identità comunale.

La Ripa

Una delle prime e più originali espressioni dell’urbanistica genovese è l’edificazione della Ripa, il fronte a mare della città, in cui le ordinanze consolari (1133-34) specificanomisure, modalità costruttive e d’uso per mantenere il controllo di un’infrastruttura collettiva indispensabile per i traffici mercantili, autofinanziando la costruzione mediante la concessione ai privati del diritto di edificare al di sopra del portico e conservando al Comune un costante introito per l’affitto degli spazi commerciali (La Ripa da S. Marcellino al Molo in L. Grossi Bianchi – E. Poleggi, Una città portuale…, cit.).

Non si tratta di un semplice porticato, ma di una vera e propria infrastruttura pubblica, che fornisce allo stesso tempo servizi commerciali ed è sponda di attracco per chi viene trasbordato dalle navi ancorate al largo.

La Ripa diviene prestouno dei luoghi più vivi della città, ove si svolgono i traffici quotidiani legati al porto, un importante luogo di socializzazione collettivain una città che non possiede piazze pubbliche importanti e il fronte di un abitato percepibile nella sua interezza solo dal mare, che si impone per la sua unitarietà alla mente dei viaggiatori.

Le strutture pubbliche in età medioevale

Nel XIII secolo nelle aree portuali vengono portate avanti opere molto significative, come il prolungamento del Molo, l’acquedotto, la Darsena, l’Arsenale, opere che si concludono simbolicamente nella costruzione del primo palazzo del Comune (palazzo S. Giorgio), baricentrico rispetto alla città, a sottolinearne la raggiunta compiutezza.Il palazzo diverrà sede del Banco di S. Giorgio, la struttura di gestione finanziaria della Repubblica genovese. Nello stesso periodo viene posto il primo nucleo del palazzo del Comune vicino alla Cattedrale (Palazzo Ducale).

La rete commerciale si specializza, attestandosi sul percorso di costa che ha inizio da porta dei Vacca e tocca i mercati di Banchi e di S. Giorgio, per proseguire in uscita dalla città per S. Bernardo attraverso la Porta Soprana.Il terzo grande mercato urbano è quello di Soziglia, sulla strada che esce dalla città verso levante, in un’area ove si trovano anche strutture commerciali ed artigianali meno pregiate (Macelli).

Si specializza la struttura politica, con l’istituzione del dogato perpetuo da parte di Simone Boccanegra (1339), e tecnica, con la magistratura dei Padri del Comune (1399), che sovrintende al controllo sia della macchina portuale che dell’amministrazione urbanistica della città.

L’architettura medioevale

Nell’architettura medioevale genovese sono riconoscibili alcuni elementi peculiari, dovuti ai comuni riferimenti culturali di committenti e maestranze, come la separazione tra parte commerciale e parte abitativa ai piani superiori. Il ceto nobiliare risiede in edifici in cui al piano terra si apre il portico, al di sopra c’è il piano nobile con la grande sala in cui vive la famiglia (caminata), al di sopra ancora almeno due piani di camere e la cucina, per diminuire i rischi di incendio, assai frequenti nella prima età medioevale quando la maggior parte delle case era in legno.

Dal punto di vista tecnologico è diffusa la struttura portante in pietra nelle fondazioni e al piano del portico, dove si usauna pietra locale, un calcare marnoso grigio scuro: la pietra è sostituita i piani superiori dal mattone. Tra gli elementi decorativi caratteristici spicca l’uso della pietra bicroma, le polifore, gli archetti pensili, con un progressivo affinamento ed aggiornamentodei riferimenti architettonici dovuti all’abilità dei maestri antelami, corporazione di maestri lombardi, con una particolare specializzazione nella carpenteria anche navale.

La città medioevale, pur non presentando una rigida separazione per classi, è composta sul piano morfologico da diverse zone. La zona periferica degli insediamenti conventuali che occupano vaste aree che si integrano con terreni coltivi e residenze di villa; le residenze del popolo,che hanno origini su lottizzazioni ed isolati stretti e lunghi nei quali piccole unità edilizie si affiancano secondo moduli seriali; la residenza nobiliare nelle aree centrali, in nuclei edilizi con una autonomia morfologica d’impianto, risultato di un lungo e complesso processo di appropriazione del territorio tra i diversi gruppi nobiliari.

La grande viabilità suburbana si innesta, dietro il primo fronte urbano della Ripa, su un sistema elementare a pettine, che ha il suo asse maggiore (carrubeus rectus) lungo la costa e da cui si diparte la viabilità in senso perpendicolare al mare, salvo nelle aree della Maddalena (l’antica strata romana), di Luccoli e di S. Bernardo che escono dalle principali porte cittadine.

Gli Alberghi

Attorno allo schema urbano delle vie principali si attesta un’edificazione per unità urbane (curie o contrade) controllate dalle diverse famiglie nobiliari, che riproduce sul territorio un’organizzazione sociale di alleanze familiari (Alberghi), i cui membri assumono lo stesso cognome.

Questo assetto peculiare, caratterizzato dalla co-residenza degli appartenenti all’Albergo attorno alla domus magna del capo della consorteria, dà luogo ad un sistema di insediamento ad ambiti chiusi in cui sono situati anche i servizi comuni (pozzo, bagno, forno, chiesa gentilizia), vere e proprie piazzeforti difese da torri e richiudibili con porte durante i periodi di crisi politica.

Si attua in questo modo un controllo serrato dell’urbanizzazione, attorno alle strutture di magazzinaggio e smistamentodelle merci, i fondaci, veri centri di questi sistemi residenziali ed elementi compositivi della forma urbana. Attorno ad essi si aprono i magazzini, o voltae, così chiamati per le coperture voltate, in autonomia tipologica rispetto agli edifici soprastanti.

Verso le pubbliche vie le case più importanti si rapportano per mezzo dei portici, in cui si trattano gli affari: il portico principale dell’Albergo, sede della consorteria, detto loggia.

Le prime trasformazioni della città medioevale

Si attuano i primi processi di trasformazione dei compatti insediamenti medioevali, nel tentativo di adeguarli a nuove esigenze spaziali ed architettoniche: mediantel’accorpamento degli edifici esistenti vengono edificati i primi palazzi, con una nuova articolazione spaziale, introducendo ambienti interni aperti, come cortili loggiati, e sviluppando il sistema fino allora solo funzionale della scala, con dimensione più ampie e strutture architettoniche più pregevoli.

I modelli architettonici vanno ricercati in Lombardia e in Toscana, ma con soluzioni adattati alla peculiare realtà genovese: il cortile in posizione angolare che dilata lo spazio spesso comprendendo brani di strade limitrofe; il cortile centrale a colonne, la continuità degli assetti distributivi con i giardini retrostanti sfruttando i dislivelli del terreno. In generale la scala, che nel Medioevo era spesso lignea e immetteva direttamente nell’abitazione, vienerealizzata in pietra e si introducono pareti divisorie con gli ambienti di soggiorno, mentre il portone d’ingresso diventa il filtro dell’accesso alla residenza.

Nuovi spazi sono ottenuti accorpando più case, annettendo spazi pubblici, chiudendo i portici su strada: un rinnovo che non si accompagna tuttavia alla riprogettazione degli spazi urbani, che spesso anzisono ridotti con pretestitrasferendo ai vani chiusi la funzione sociale delle logge (Case Gentile a S. Siro, un caso esemplare di stratificazione con domus magna e casupole: in L. Grossi Bianchi – E. Poleggi, Una città portuale…, cit…).

La città degli Alberghi

Nel XIV secolo i processi di crescita paiono arrestarsi: viene edificata una nuova cinta muraria, soprattutto per le esigenze politiche di lotta tra le diverse fazioni (guelfi e ghibellini), mentre la vecchia cinta non viene demolita subito ma entra a far parte del sistema difensivo delle consorterie. Le nuove mura racchiudono il borgoorientale di S. Stefano e quello occidentale di S. Tomaso, con una perimetrazione urbana che rimarrà definitiva fino alla formazione della città di età industriale (vedi Genova nel secolo XV, in L. Grossi Bianchi – E. Poleggi, Una città portuale…, cit.).

Al chiudersi dell’età medioevale quindi la città, pur nel risvegliarsi di nuove sperimentazioni architettoniche, che interessano diversi ambiti urbani, è ancora bloccata entro gli spazi serrati costretti delle consorterie nobiliari.

Attraverso una fonte catastale, i registri della Gabella Possessionum del 1414, una imposta diretta applicata alle proprietà immobiliari nel XV secolo, è stato ricostruito un quadro completo ed ordinato della situazione patrimoniale, dal quale emerge la compattezza e la diffusione del sistema degli Alberghi sul territorio, che posseggono estesi brani di città nella localizzazioni più significative (vedi Gli insediamenti nobiliari nelle aree centrali al 1414 in L. Grossi Bianchi – E. Poleggi, Una città portuale…, cit…).

Nel 1414 l’assetto della proprietà immobiliare nella città storica ha raggiunto una straordinaria fase di compiutezza e di equilibrio: un equilibrio però instabile in relazione alle guerre civili e alle mutevoli alleanze che la città attraversa. Alla fine del secolo sono infatti già in movimento altri meccanismi, che porteranno alla fase successiva della città magnatizia tra Rinascimento e Barocco, in cui si allenta la presa sul territorio dei gruppi di potere organizzati, il controllo fisico e la difesa delle antiche contrade.

Il Cinquecento

Nel Cinquecento Genova si apre alle suggestioni della teorizzazione trattatistica e alla cultura manierista, che si pongono il tema dell’ampliamento della città con progetti di rinnovamento basati su architetture monumentali unitarie, in forma di assi rettilinei che formano il disegno di uno nuovo spazio urbano.

Emergono le prime esigenze di nuovi spazi urbani più dilatati, proporzionati ad una leggibilità prospettica delle architetture, perfezionando il rapporto tra tipologia edilizia e morfologia urbana, con soluzioni come nuove piazze pubbliche, mai esistite a Genova, o strade rettilinee per allineare i palazzi. Nasce un nuovo rapporto tra architettura e ambiente: le nuove tipologie si spiegano con apporti di conoscenza al di là della cultura locale, più sofisticati, correlabili con la levatura culturale di una committenza cosmopolita, in grado di riqualificare l’immagine della città.

E’ quindi nel XVI secolo che emergono novità architettoniche di rilievo, in parallelo con lo sviluppo del ruolo che la Repubblica genovese assume a livello europeo: un ruolo singolare quale passaggio obbligato dei flussi finanziari che sostengono la corona spagnola.Le nuove costituzioni del 1528, promulgate da Andrea Doria,gettano le basi per un più stabile dominio aristocratico, controil pericolo di una presa di governo popolare. Nasce una innovativa impostazione delle grandi dimore private, sullo stimolo dalla presa del potere da parte di Andrea Doria, che realizza a Fassolo un grande palazzo, proponendo alla cultura locale i modelli decorativi del Rinascimento romano.

La nuova ricchezza : il siglo de los genoveses

Le 28 famiglie che danno nome agli Alberghi restano stabili anche dopo il 1576, quando l’istituto viene abolito nel tentativo di pacificare i molti scontritra nobili vecchi e nuovi. Le ricchezze famigliari, spesso accumulate in più generazioni, si alimentano con redditizie attività economiche: scambi commerciali, ingaggi di galere, monopoli industriali, attività bancarie e prestiti. Di conseguenza le residenze diventano immagini della grandezza della famiglia ma anche, sul piano pratico, sedi adeguate per lo svolgimento di sontuosi cerimoniali inerenti le funzioni di governo e di rappresentanza dello Stato.

Alla grande accumulazione di ricchezze private fa riscontro la volontà di auto-rappresentazione di un gruppo di aristocratici che controlla la città. I palazzi sono monumento/documento del siglo de los Genoveses (1536-1640), scenario di vita e di costumi in cui si esplica anche la necessità di fornire sedi adeguate allo svolgimento di sontuosi cerimoniali legati a funzioni di governo e di rappresentanza.

Da queste premesse, oltre che da una cultura secolare di gestione della città da parte dei Padri del Comune riguardo a procedure giuridiche e pratiche ben collaudate, nasce il risultato spettacolare di Strada Nuova

Strada Nuova

Strada Nuova, voluta da cinque grandi famiglie (1558-83) su un rettilineo di 250 metri,viene realizzata con deliberazione del marzo 1550, vengono nominati i magistrati delegati al compimento dell’opera, si sviluppa un complesso di procedure giuridiche e pratiche: gli espropri, gli estimi, le aste, le tasse di miglioria, l’appalto dei lavori di competenza comunale, i controlli tecnici.

Alla realizzazione dell’opera concorrono interessi pubblici, quali l’impiego dei ricavi nel restauro della cattedrale, e le esigenze private di un gruppo di nobili, che vogliono edificare un ambito privilegiato sottratto al contatto quotidiano con le classi più povere.Subito si dà mano ai lavori sotto la direzione del capo d’opera Bernardo Cantone. I lavori, sospesi tra 1552 e 1558, nel periodo della guerra di Corsica, riprendono e continuano fino alla fine del decennio, anche se la lastricatura definitivaverrà eseguita solo nel 1591.

Negli anni 1551, 1558-59 e 1561-62 hanno luogo le aste pubbliche delle aree edificabili previste dal modello. Tutti gli acquirenti del primo lotto agiscono perspeculazione, rivendendo le areea prezzi molto più alti anche parecchi anni dopo, mentre i compratori del secondo lotto acquistano per sé a prezzi di affezione. L’operazione, accuratamente gestita dai padri del Comune, si chiude largamente in positivo per il pubblico erario, anche per l’apposizione di una tassa di miglioria a carico delle case circostanti.

La Strada Nuova è affermazione politica di una nuova classe di governo.

I palazzi dei Rolli

I palazzi di Strada Nuova costituiscono stimolo per l’edificazione nel serrato assetto medioevale di grandi palazzia spese dell’edilizia minore: il patrimonio edilizio viene sottoposto ad un intenso rinnovo stilistico che può riguardare la sola facciata, con l’inserimento di sofisticati apparati decorativi, o la completa ristrutturazione di tutto l’organismo edilizio, mediante l’espansione sugli edifici confinanti.

La diffusione dei palazzi nel tessuto storico sugli assi principali, che prefigura un vero e proprio sistema residenziale e rigerchizza i nodi della città antica, riceve una formalizzazione ufficiale con l’iscrizione dei palazzi, divisi in categorie a seconda della qualità architettonica e dell’imponenza rappresentativa, nei registri per l’ospitalità pubblica (Rolli, 1576), che costituiscono una spia preziosa della diffusione e della qualità dei palazzi stessi. I palazzi più prestigiosi, iscritti nella prima categoria dei Rolli, sono collocati in via Lomellini, in Strada Nuova e nell’area dei Doria in S. Matteo, mentre si rafforza come asse baricentrico Luccoli. Queste stradevengono adeguate alla nuova monumentalità architettonica dai Padri del Comune con lastricature, allargamenti e spianamenti.

Nuove opere pubbliche

Nel frattempo la città si trasforma per quanto riguarda il rapporto tra volumi edificati e spazi urbani e nei rapporti d’uso sociale. La modificazione degli ambienti urbani è leggibile nel confronto tra due vedute, il Cristoforo De Grassi del 1481 (- Veduta di Genova, 1597, copia di un originale del 1481) e il Gerolamo Bordoni del 1616 (– Civitas Januae, veduta).

Cambia la cornice delle mura, che a monte sono ricostruite poco diverse dal vecchio percorso (1537-38), con bastioni articolati agli snodi con baluardi disegnati da esperti di fama (consulenza di Antonio da Sangallo il Giovane, realizzazione dell’Olgiate).

A mare fin oltre il secolo si completano le mura di mare, iniziate nel 1533 al Molo con la porta dell’Alessi, realizzate con grandi opere di ingegneria.Le mura di mare davanti alla Ripa, anche se percorribili in sommità come pubblico passeggio, si frappongono come barriera tra città e porto a fini fiscali, per attivare politiche di franchigie doganali (nel 1608 viene istituito il Porto Franco).

Nelle vedute si nota la scomparsa di molte torri, emergono i grandi interventi pubblici (cupola del Duomo, porta del Molo, basilica dei Sauli a Carignano), punti focali che anticipano una nuova dimensione anche concettuale della città.

Nell’immagine architettonica urbana spariscono elementi medioevali come i beccatelli e le polifore, sostituiti da muri a piombo in pietra, aperture squadrate e balconi, affreschi che simulano architetture classicheggianti sui vecchi prospetti.

Dalla radicalizzazione dei rapporti sociali nasce una nuova organizzazione urbana meno promiscua, spariscono i portici e le piazze private, i primi chiusi per edificare, le seconde acquisite all’uso pubblicocontestualmente all’edificazione di nuovi palazzi con diradamento dell’edilizia minore.I palazzi si collocanosugli spazi pubblici di maggiore apertura e ha inizio l’emarginazione di contesti urbaniche erano stati nobili e rimangono interclusi come isole interne, cancellati dall’immagine che la città offre di sé sui percorsi principali.

I protagonisti della nuova configurazione della città sono i palazzi e le chiese, che sono ricostruite con allungamento di navate e absidi, rovesciamento di fronti, trasformazione della facies architettonica, secondo i nuovi modelli linguistici del classicismo e, sul piano liturgico, secondole prescrizioni della Contorifomra.

Piazza Banchi

Per quanto riguarda l’intervento pubblico solo la realizzazione a Banchi della nuova Borsa (Loggia dei Mercanti), spazio di contrattazione degli affari, riesce a vincere il coacervo di interessi organizzati e l’opposizione di famiglie importanti.La Borsa, edificata tra 1590 e 1596 con un meccanismo di autofinanziamento analogo alla chiesa (edificazione di alcune botteghe), è unvolume arioso ad aula unica, con volta a padiglione sospesa, realizzata con una straordinaria opera di carpenteria, una travatura reticolare alla quale sono appese le centine lignee della sottostante volta, sostenuta da una struttura perimetrale ad archi aperti (senza le attuali vetrate) e colonne binate.

Il rinnovo della piazza si conclude con l’allargamento del vicolo verso la Ripa, creando via Ponte Reale, con un risultato complessivo che rivitalizza l’antica struttura urbana sfruttandone le possibilità e conservandone le connessioni (vedi– Piazza Banchi nella prima metà del XVI secolo e dopo gli interventi cinquecenteschi, in L. Grossi Bianchi – E. Poleggi, Una città portuale…, cit.).

Strada Balbi

Nel XVII secolo si assiste ad una riorganizzazione della struttura urbana specialmente per quanto riguarda il porto, con l’allungamento del Molo vecchio e la realizzazione del Molo nuovo a ponente, anche se le mura rafforzano l’isolamento del porto entro una sua autonomia.

Nella prima metà del ‘600 viene aperta la strada dei Balbi, su terreni che costituiscono già inalienabile fidecommesso della famiglia.

La realizzazione della strada si intreccia con la necessità di migliorare l’accessibilità alla città da ponente. I progetti di allargamento della viabilità di costa studiati alla fine del XVI secolo vengono ripresi con un diverso tracciato, amonte dell’abitato di Prè, attraverso la villa dei Balbi, che saliva dal Guastato alle mura.

Sul piano ambientale l’insieme dei palazzie dei complessi religiosi e conventuali, come la chiesa di S Carlo e il Collegio dei Gesuiti, si pongono come rigido ed imponente confine al tramato insediativo medioevale, con un tracciato rettilineo posto alle spalle del sobborgo di Prè.

L’apertura di via Balbi resta un episodio singolo, siconferma la tendenza da parte della classe nobiliare a noninvestire nell’edificazione di palazzi al di fuori del nucleo urbano racchiuso dalla cinta del XII secolo.Per quanto riguarda le trasformazioni strutturali urbane e la crescita della città nobiliare la via Balbi è quindi l’estrema manifestazione di una vicenda che ha avuto il suo massimo splendore nel XVI secolo.

Strada Nuovissima

L’esigenza di migliorare la viabilità urbana trova espressione nella realizzazione nel 1778-86 di strada Nuovissima (via Cairoli), che connette le Strade Nuove, dando origine a innovazioni architettoniche interessanti.

Con l’apertura di via Cairoli trova compimento il percorso urbano fiancheggiato da palazzi di cui si propone l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, che, per l’unitarietà della scena architettonica,pur nelle diverse fasi temporali di realizzazione, costituisce una vera e propria architettura urbana integrale.