33. Centurione Gio Battista
via del Campo, 1



Palazzo Andrea Pitto

Aree tematiche

Edificato da Battista Centurione a partire dal 1612, a ornamento dell’intera città – come recita il cartiglio con l’iscrizione “SIC NOS NON NOBIS” apposto sul portale di accesso dalla via del Campo – il palazzo, recentemente restaurato, resta in proprietà della famiglia fino alla fine del XVIII secolo quando passa ai Saluzzo Brignole e, quasi un secolo dopo, nel 1874, ai Cambiaso per poi giungere nel 2004 in possesso della Società R.R.E.
Particolarmente importante l’area sulla quale sorge il palazzo, quella di Fossatello, già sede di mercato, nel suo lato di settentrione, crocevia d’importantissime arterie: la strada Lomellini, la via al Ponte dei Calvi, di accesso al porto, e la via del Campo, primo tratto di quel carrubeus rectus che, partendo dalla porta di Santa Fede (o dei Vacca) innervava tutto l’abitato medievale proseguendo lungo le percorrenze delle odierne via San Luca e via di Canneto il Curto per terminare ai piedi della collina di Castello, area di antica fondazione della città.
Iscritto nel Rollo del 1664 al secondo bussolo e rilevato da Pietro Paolo Rubens nella seconda edizione della raccolta pubblicata ad Anversa e dedicata ai Palazzi Moderni di Genova, l’edificio fu realizzato dall’architetto Battista Cantone in collaborazione con il figlio Filippo, mettendo in opera un massiccio volume architettonico, i cui prospetti, impaginati “all’antica” e memori dei modelli di rinascimentali già ampiamente sviluppati nei manufatti di Strada Nuova, si sviluppano in più piani, regolati dalla netta suddivisione in due registri (corrispondenti ai dure piani nobili) impostati su un’alta fascia bugnata di chiara memoria bramantesca – comprendente spazi di bottega del piano terreno e primo ammezzato come nel vicino palazzo fondato verso la fine del Quattrocento da Cipriano Pallavicini –, articolati dalla presenza di finestre a edicola alternativamente centinate e frontonate e serrati da cantonali bugnati in pietra di Finale così come il piano terreno.
Il portale, in marmo bianco, architravato e inquadrato da lesene scanalate doriche, dà accesso ad un ampio atrio le cui pareti conservano ancora l’originaria finitura dell’intonaco “a infrascatura” e a uno scalone, baricentrico rispetto al blocco architettonico, che mantiene il suo sviluppo monumentale per tutti i piani dell’edificio, affacciandosi sul retro con ballatoi che prendono luce dall’ampia finestratura affacciata su vico dei Fregoso.
Il cantiere di costruzione, avviato rettificando a spese del suolo pubblico i lotti precedenti, procede inglobando alcune case di origine medievale – già di proprietà di Adamo Centurione, banchiere e suocero di Andrea Doria – di cui si leggono, ancora in parte, le caratteristiche architettoniche e intasando un vicolo preesistente: una stratificazione edilizia ancora oggi percepibile anche negli spazi interni del palazzo.
Se il primo piano nobile presenta decorazioni a stucco frutto di un generale rinnovo rocaille degli spazi, di grande interesse le decorazioni a fresco che interessano il secondo piano nobile, testimonianza della magnificenza dei Centurione nel corso del XVII e XVIII secolo e dei Cambiaso nel XX. Ad accogliere il visitatore è la prima sala, affrescata, come quella contigua, da Giovanni Battista Semino (attivo nella prima metà del XX secolo) che, nello sviluppare moduli illusivi e tematiche proprie dello spazio dipinto seicentesco, raffigura le Quattro Stagioni. Le sale successive, disposte en enfilade, danno conto della grandiosità degli spazi della dimora e della raffinata cultura della committenza: vi si ammirano, infatti, affreschi di Domenico Piola (Bacco e Arianna), Gregorio De Ferrari (Trionfo della Liguria; Allegoria delle Arti Liberali), Bartolomeo Guidobono (Il Carro di Giunone tra le Metamorfosi), oltre alla straordinaria galleria passante (modello architettonico unico nel panorama cittadino) la cui volta a botte è interamente “sfondata” verso lo spazio illusorio del mito con molte figure a far da cornice a Giunone che incorona la Castità da Bartolomeo Guidobono. Di grande interesse, a testimoniare la stratificazione architettonica e decorativa del complesso, e la piccola cappella decorata da Giovanni Carlone, la cui volta raffigura, entro cornici in stucco dorato, la figura del Padre Eterno attorniata dagli Evangelisti e dagli Angeli con i simboli della Passione e, internamente, accoglieva le sculture in legno dorato (San Giuseppe e San Giovanni Battista) di Filippo Parodi.
 
Bibliografia aggiornata post 1998
M. Newcome Scheleier, Gregorio de Ferrari, Torino 1998
M. Newcome Scheleier, Bartolomeo e Domenico Guidobono, Torino 2002.
E. Poleggi, Genova. Una civiltà di Palazzi, Cinisello Balsamo (Milano) 2002, pp. 132-133 (Palazzo di Battista Centurione (1611-1612))
D. Sanguineti, Domenico Piola e i pittori della sua “casa”, Soncino 2004.
M. Migliorini, Collezioni, arredi e spazi abitativi a Genova nel primo Settecento: documenti d’archivio su palazzo Centurione, in “Arte Lombarda”, n. 1/2005, pp. 30-34.
M. Briano, M. Bruno, C. Righetti, Palazzo Andrea Pitto già Centurione Cambiaso. Nuova sede del Gruppo Casaco & Nardi S.p.a., Genova 2008.


 

In the case of the Palazzo Battista Centurione later Cambiaso, the restricted size of the lot in terms of depth forced architects Battista and Pier Filippo Cantone to adopt ingenious and unusual solutions. One such solution was the placement of the staircase parallel to the façade with each floor featuring a monumental Serlian window, about two metres from the building on the opposite side of the alley.

A layout that would appear to be almost obligatory in similar circumstances, and is in fact repeated in the contemporary palazzo Antoniotto Cattaneo, later Chiavari Belimbau in piazza della Nunziata, even though the staircase is not universally attributed to G. B. Pellegrini and the XVIII Century; the reason for this doubt is that altering such a structure would have meant rebuilding the interior in its entirety and this does not appear to have happened.
The monumental gallery, with frescos by Bartolomeo Guidobono, accompanied by Florentine and Roman examples, was created by amalgamating the palazzo with two terraced houses, whose lower floors continued to perform more modest functions; the restoration of the façades of residences 1 and 3 in via del Campo, which took place recently, exposed their mediaeval, and Fifteenth Century, layout. It would have been inappropriate to leave these hidden. These façades are extensive perfectly-conserved screens of face bricks, with arched window openings and lintels in dressed stone and moulded clay frames, with lozenges, dentils and so on.
They are interesting because they recreate the facies of two mediaeval houses, the planimetric structure and original lots of which are still very legible. The same cannot be said for almost all the other properties on both sides of the road.
On the ground floor, a slender XV Century column reveals itself amongst quite unsuited furnishings, and outside there is a fanlight with the Monogram of Christ and black stone angels with a formal aspect.
Battista Centurione’s desire to build himself a new and magnificent residence, similar to the type constructed in “Strada Nuova”, is undeniable. It is known that there are frescos by Bernardo Strozzi on the first piano nobile, mentioned by Ratti and praised by Alizeri, which lost their colour in the Nineteenth Century, depicting the Four Seasons.
This is not surprising, since the Centurione family had commissioned from the Genoese priest frescoes in the villa of Sampierdarena (Centurione Carpaneto) and the recently rediscovered Columbus Cycle in the palazzo in “Strada Nuova” (Lomellino Centurione).
Moreover, the litigation proceedings between Luigi Centurione and the painter are also well-documented. The exceptional decorative cycles on the second piano nobile, attributed to Domenico Piola, Gregorio De Ferrari and Bartolomeo Guidobono have received ample coverage in the brief histories of painting in Genoa in the XVII and XVIII Centuries: mention is made here of the magnificent chapel with frescoes by Giovanni Carlone, the least well known by far and never reproduced in full.
It dates back to the first decade of the Seventeenth Century and very likely belongs, together with the small gallery with the grapevine pergola motif, to the first tranche of decoration on the second floor. This stucco decoration is circular and small in size, with gilded reliefs around the perimeter and with the calotte depicting God, the Evangelists and Angels, inserted in compartments, just like in the apse of San Bartolomeo della Certosa in Rivarolo.
In the miniscule chapel, which opens onto the adjacent room through a stained glass window, the vivid paintings have an unusual relief and indicate the extent of Carlone’s versatility and his ability to create, with the same ease, enormous displays and delightful microcosms.
The recent restoration of the elevations overlooking the road and the adjacent via Lomellini has recreated the monumental aspect of a structure in a style that was already grandiloquent in its features: the Finale stone rusticated ashlarwork emphasises the smooth string courses that contain classical inscriptions in capital letters: the lofty window frames with alternate triangular and arched tympanum sit between coats of plaster that have lost, after the events of the last war, any trace of original colour, so much so that it was decided to restore a neutral hue to replace what, quite incorrectly, may be defined a non-colour.
 
 


I testi sono stati aggiornati grazie al progetto INSIDE STORIES finanziato a valere sui fondi – Legge 20 febbraio 2006, n. 77 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “lista del patrimonio mondiale”, posti sotto la tutela dell’UNESCO